Duke vs Carolina, i nuovi crimson Tide e la cattiveria dei genitori americani

Pubblicato: febbraio 8, 2011 da Lorenzo Neri in NCAA Basketball

Duke contro UNC: una delle più grandi rivalità del college basketball

Time for Battle of Tobacco Road

Finalmente il 9 febbraio torna quella che reputo la più grande rivalità a livello collegiale (ovviamente per quanto riguarda lo sport con la sfera color arancio) di tutta America.

Ovviamente parliamo di quella tra Duke e North Carolina.

Due università che distano tra loro neanche 15 chilometri, ma le quali rappresentano gli antipodi di uno stato che da una parte si distingue per la storia di grandi e ricche famiglie (UNC), mentre dall’altra gli arricchiti dall’avvento dell’industria del tabacco, dove proprio da uno dei più grandi magnati del settore che l’università con sede a Durham deve il suo nome, Duke appunto.

Ma lasciando la storia da parte, quest’anno la sfida ritorna ad aver un significato importante dopo che lo scorso anno i Blue Devils si sono facilmente sbarazzati dei Tar Heels, con la partita al Cameron Indoor che è ricordata come una delle più grandi disfatte della storia dell’università.

Si ritorna proprio a Krzyzewskiville, e stavolta oltre all’onore ci si gioca anche una bella fetta della ACC, visto che le due squadre sono appaiate in cima con la discontinua Florida State come unica inseguitrice.

I Tar Heels sembrano rinati nell’ultimo periodo e la loro costante crescita è relazionata a quella di Harrison Barnes, che dopo una partenza difficile ed assai criticata, ha messo su una media di 22 punti e 7 rimbalzi nelle ultime 3 partite, iniziando a togliere qualche dubbio sul suo conto.

Proprio Barnes sarà uno degli “osservati speciali” dei Cameron Crazies, visto che la sua decisione sul college da frequentare fu un ballottaggio tra le due rivali.

Sigari, offese e accampamenti di tende all’esterno.
Gli ingredienti perfetti di questo confronto.

Rimanendo a Chapel Hill, Larry Drew II ha deciso di lasciare la squadra per trasferirsi ad un altro ateneo di cui ancora non si sa il nome.

Drew aveva perso il posto in quintetto a favore del freshman Kendall Marshall e la scelta di Roy Williams aveva pagato, visto che il gioco dei Tar Heels risultava molto più fluido e Drew dalla panchina aveva trovato la sua giusta dimensione (18 assist e 2 soli turnover in quelle 3 partite). La decisione ha lasciato tutti basiti a cominciare da coach Williams, avvisato dal padre di Drew (il Larry Senior allenatore degli Hawks) all’indomani della vittoria contro Boston College.

Quello di Drew è uno dei tanti transfer inaspettati della stagione e si aggiunge a quelli di Asprilla e Judge da Kansas State, a quello di Gary Franklin da California e quello probabile di Korie Lucious da Michigan State

Parli di Spartans… Mr. Izzo, non si tiri giù, poteva andare peggio…Poteva essere a Cleveland.

Alzi la mano chi in preseason avrebbe pronosticato i Fighting Irish così in alto nel ranking, al momento alla numero 7.

Le motivazioni sono presto dette, visto che trattiamo di una squadra nel vero significato della parola, con ogni ruolo ben definito e di pari importanza rispetto agli altri dove però emergono due personalità importanti come quelle di Tim Ambromaitis e di Ben Hansbrough.

Ambromaitis è una PF perimetrale con una delle mani più dolci di tutta la nazione, mentre il secondo non è altro che il fratello meno famoso di Tyler, recordman dei Tar Heels ed attuale membro del roster degli Indiana Pacers, dal quale il buon Ben ha preso sicuramente determinazione ma anche la reputazione, il soprannome del minore non poteva che essere CrazyBen.

Per la squadra di Brey sembra che la partenza di Luke Harangody non sia stata così pesante, anzi sembra quasi la stessa situazione di Scottie Reynods con Villanova: senza giocano meglio…

Guardando proprio il ranking scorciamo gli Arizona Wildcats alla numero 16. Per carità, sta guidando la Pac10 e Derrick Williams si sta affermando come uno dei migliori giocatori, ma nelle sfide contro Top25 (Kansas, BYU e Washington) è sempre uscita sconfitta. Ok la presenza nel ranking, ma non sono un po’ troppo in alto?

Nella SEC sta emergendo una realtà inaspettata, Alabama. I Crimson Tide stanno dominando la parte West della Conference ma il loro record è il migliore anche considerando la East, davanti a squadre ben più quotate come Florida, Kentucky e Georgia.

Da ammirare la gestione della squadra di Anthony Grant, conosciuto ai più come l’allenatore della VCU che buttò fuori Duke al primo turno del Torneo Ncaa del 2007, che con la filosofia di gioco “defense create offense” sta racimolando vittorie importanti, come quella contro la Pitino-band.

Il freshman Trevor Releford è la vera anima di questo credo, grazie alla sua pressione offensiva asfissiante e alla velocità con cui fa ripartire la transizione, mentre JaMychal Green è il terminale offensivo designato nel gioco a metà campo.

Ma il vero segreto di pulcinella di Grant (ma neanche tanto, viste le ottime prestazioni) è il sopho Tony Mitchell, versatilissima ala che lavora benissimo su più fronti: difende, va a rimbalzo, copre le corsie in transizione, si muove bene senza palla e usa la sua doppia dimensione interna/esterna come principale arma. Bellissima scoperta questi Crimson Tide.

Proprio in Alabama si è consumato il nuovo atto della tragicommedia di Mississippi State. Dopo la sconfitta con la squadra di Grant, Ravern Johnson se n’è uscito su Twitter con una feroce critica verso coaching staff e tifosi, rei di non credere abbastanza nelle potenzialità della squadra.

Risultato: Johnson sospeso a tempo indeterminato da Stansbury che inoltre vieta l’uso del social network a tutti gli elementi del roster.Il nostro Renardone Sidney poteva esimersi? Assolutamente no, ed infatti ha ritwittato nell’immediato il post del compagno di squadra rincarando la dose. Risultato: niente, se ne esce pulito con un rimprovero come punizione massima.La sensazione è che Stansbury abbia perso completamente il controllo sui Bulldogs.

Si sottolinea in settimana la prestazione di Kenneth Faried contro Tennessee Tech: 11 punti e 7 rimbalzi. Prova anonima, vero? Ecco la notizia.Sì perchè l’ala di Morehead State ci ha abituato a prestazioni ben differenti. E non può essere altrimenti quando le tue medie stagionali recitano 17 punti e 14 (!) carambole ad allacciata di scarpe e che per ben 10 volte la seconda statistica abbia scollinato i 15 rimbalzi, di cui la metà sopra i 20.

Faried non è una sorpresa su questi schermi, molti scout hanno sul taccuino il suo nome da tanto tempo data la capacità di poter difendere indistintamente giocatori sul perimetro e all’interno dell’area con incredibile efficacia. In più va inserita l’energia che mette in campo ed ovviamente la grande abilità a rimbalzo.In una sola (e forse esagerata) parola: Rodmanesco.

You just got Pittsnogled!
A chi, leggendo queste parole, non riporta alla mente il fantastico Torneo di West Virginia del 2005? E chi, di seguito, non si ricorda dell’emblema del white trash americano di quel periodo, ovvero Kevin Pittsnogle?

Grandissimo protagonista, grazie ad una caratteristica abbastanza inusuale per un settepiedi: non metteva quasi mai i piedi all’interno dell’area, nonostante altezza e tonnellaggio facevano pensare il contrario. Ma non ne aveva bisogno, quel tiro entrava con una certa continuità e mandò nei matti anche un genio cestistico come Rick Pitino.

Dopo l’avventura ai Mountaineers, Pittsnogle provò a fare il roster nei Celtics, senza fortuna. Poi è passato da CBA, DLeague, Francia e PortoRico prima di appendere le scarpe al chiodo e tornare a casa.

Un articolo sul NY Times racconta la sua storia e di come il cuore che buttava in campo è lo stesso che mette a servizio dei bambini a cui insegna. Un giusto tributo ad uno dei protagonisti più eccentrici del panorama collegiale degli ultimi anni.

Piccola nota di colore: non ho ancora capito la “cattiveria” dei genitori americani verso i propri figli.Aggiornandomi sulle varie situazioni di recruit degli atenei mi sono soffermato sul nome di questi ed ho notato che negli anni ’90 la fantasia anagrafica è andata un po’ oltre.Lasciando perdere i vari Shaq, Shaquille, Jabari, Shabazz, DeQualcosa, LeQualcuno, ecc che oramai sono di pubblico dominio, ci sono alcuni che meritano una citazione, come Montrezl, J-Mychal, Kuran, Mar’qyell ed il fantasmagorico Lourawls.Non voglio pensare le menti italiane cosa possono elaborare qualora Nino Jackson decidesse di seguire D’Angelo Harrison a St.John’s.

E neanche se Shaqquan Aaron (no, so cosa pensate, Shaqquan è proprio il nome) diventa un talento noto a tutto il mondo…

(pezzo pubblicato anche su Draftology)

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