Wild Things in Divisional

Pubblicato: gennaio 20, 2011 da steterra in NFL

"Lo conosci il detto Tom? Fortunato in amore..."

Anche dopo questo ultimo entusiasmante weekend di football ad altissimo livello vogliamo prenderci un attimo di pausa e rivivere le emozioni della NFL riviste da un’altra angolazione: quella delle curiosità, dei fatti strani, singolari e originali che fanno da contorno a quel magico mondo che si chiama America.

Dalla birra del Qwest Stadium di Seattle alla maledizione di Gisele: Wild Things in Divisional !

Seattle Seahawks e la birra

Scoperti i motivi della prematura fuoriuscita dai playoff della squadra di Matt Hasselback, scoperti i motivi della dolorosa sconfitta contro i Chicago Bears al Soldier Field nella città della vittoria elettorale di Barck Obama.

Lo sconcertante motivo della sconfitta è stata la mancanza del proverbiale appoggio dei tifosi di Seattle, imbufaliti nei confronti della dirigenza per un tema molto molto serio e toccante: il prezzo della birra al Qwest Stadium.

Moltissimi tifosi si sono quindi lamentati non tanto per il prezzo eccessivo, quanto per la bizzarra situazione che porta a pagare due identici bicchieri di birra da mezzo litro ben 1.25 dollari in più in una parte dello stadio di Seattle, le due end zone, piuttosto che nelle due sideline.

Questa sconcertante scoperta è avvenuta nella partita di wild card contro i Saints, chi voleva una birra piccola la pagava come una birra media: Lonny Myers, un fedele fan che spesso arriva da Portland per seguire i Seahawks ridendo afferma che la proprietà di Seattle gli deve almeno mille dollari per la sola stagione in corso.

Nonostante ciò Myers ha comunque continuato a comprare i suoi boccali di birra affermando che non c’è altro posto dove andare per avere una birra targata Seahawks.

Insieme a lui è intervenuto sulla controversia anche Richard Conner della Puyallup, una sorta di associazione di consumatori d’oltre oceano che ha affermato che questa situazione è priva di etica e una vera e propria fregatura da perseguire nelle sedi più opportune.

Insomma questa situazione ha creato un latente malumore nella Seahawks Nation, malumore che non ha creato quell’armonia utile nell’upset contro i Saints; inoltre è stato fatto un tragico errore di tattica nel divisional.

Tutti quei soldi in eccedenza, recuperati dalla proprietà di Seattle dovevano essere usati per fornire la sideline di Chicago di litri e litri di ottima birra, forse l’unico modo per rallentare quella difesa tremenda e implacabile, forse l’unico modo per continuare con gli upset.

New York Jets e i cugini

Si apre un caso nella Grande Mela, si apre un caso a New York.
Nel pieno dei festeggiamenti per la vittoria contro gli odiati New England Patriots una dichiarazione al fulmicotone di Antrel Rolle ha leggermente spento i sorrisi dei Jets e turbato lo spogliatoio dei Giants.

In una intervista rilasciata a una delle stazioni radio, la WQAW, di Miami Rolle ha affermato che i Giants sono una squadra di gran lunga migliore dei Jets come talento e capacità e che l’unica differenza è nell’head-coach. I Jets morirebbero per Rex Ryan mentre Coughlin non è proprio amatissimo dai suoi giocatori.

Qui di seguito ecco stralci dell’intervista della safety dei Giants che sta facendo discutere gli appassionati NFL newyorchesi.

Se Rex Ryan fosse il coach dei Giants sareste ai playoff?
<<Si, Rex avrebbe portato una boccata d’aria fresca in una situazione noiosa, come me la pensa Kenny Phillips e tanti altri ragazzi della squadra, anche Eli. Sarebbe fantastico giocare per coach Ryan, un sogno, anche perché coach Coughlin non è quello che fa per noi. Per Ryan la sua squadra andrebbe in guerra, morirebbero per lui. Coach Ryan ti permette di essere te stesso, non ti chiede di nasconderti. Non ho nessun problema personale con coach Coughlin sia chiaro, lo apprezzo come uomo ma come coach non è adatto secondo me. Non è capace di creare la chimica giusta in una squadra, per questo siamo fuori dai playoff, nonostante i Giants siano la migliore squadra in assoluto. La chimica è importante, siamo professionisti, siamo pagati molto ma alla fine della giornata siamo anche uomini e ragazzi che vogliono divertirsi e questo ai Giants non ci è concesso. Vorrei coach Ryan. Ecco.>>

Per queste parole sui quotidiani stanno scrivendo in molti con fantasiosi articoli di mercato, di licenziamenti, di discussioni, una sola cosa è certa in tutto ciò sulle rive dell’Hudson, amici, si prevede una lunga off-season comunque vadano le cose.

Chicago Bears e quel GSH

Quante volte guardando quella meravigliosa difesa dei Bears, tutta passione e desiderio come direbbe coach Herman Boone e il suo defensive coordinator Bill Yoast, abbiamo letto sul lato sinistro della maglietta la sigla GSH.

Quante volte ci siamo chiesti o abbiamo ipotizzato cosa potesse significare, ecco la risposta per chi si è sempre domandato ma non ha mai saputo quale meravigliosa storia di gratitudine celasse quella sigla.

GSH non sono null’altro se non le iniziali di George Stanley Halas.
Ma chi è George Stanley Halas?

Istrionico, pioniere, divertente, spiritoso, geniale padre fondatore dei Bears e della NFL, giocatore degli Yankees prima e receiver dei Bears dopo, costruì la leggende di Chicago e fu uno dei fondatori della NFL.

George Halas per  63 anni è stato proprietario dei Bears, per 40 anni coach, con 8 titoli NFL vinti, dal 1963 è con ogni crisma nell’Hall of Fame; dal 1920 al 1967 è rimasto nei suoi amatissimi Bears prima come giocatore e poi come coach, prendendo parte a 318 vittorie, 148 sconfitte e 31 pareggi; dal 1967 fino al 1983 ha gestito la squadra solo nelle vesti di proprietario principale.

Halas fu inoltre il primo stabilire allenamenti quotidiani, studio dei filmati avversari per trovare punti di forza degli attacchi e debolezze delle difese, portò gli assistent coach alle conferenze stampa e finanziò la diffusione della cronaca delle partite via radio.

Halas ammalatosi di cancro al pancreas muore il 31 ottobre del 1983 a 88 anni, viene seppellito da una folle in lacrime nel cimitero cattolico di Sant’Adalberto a Niles in Illionois. Da quel momento Virginia Halas McCaskey gli succede come proprietaria di maggioranza insieme al figlio Michael McCaskey che nel 1999 verrà allontanato per manifesta incompetenza.

Nel 1985 i Bears vincono il loro primo Superbowl e registrano una canzone, “Super Bowl Shuffle”, nella quale il backup quarterback Steve Fuller canta: <<This is for Mike [allora coach Mike Ditka] and Papa Bear Halas>> ovvero traducendo  <<Questo è per Mike e per il Papà Bears Halas>>

La NFL gli dedica, oltre innumerevoli riconoscenze e premi, il Super Bowl numero XVIII e nel cerimonia pregame vi è un minuto di raccoglimento in sua memoria, il lancio della moneta infine viene effettuato dall’ex Bear Bronko Nagurski, uno dei tantissimi figli di Halas.

Ora sappiamo meglio cosa significhi GSH e ogni volta che le vediamo ripensiamo per un attimo a George Stanley Halas, uno dei padri dello sport che tanto amiamo.

New England Patriots e la maledizione di Gisele

Non conta il talento, non conta il duro lavoro, non conta il sudore e non conta il sangue, non serve a nulla il sistema perfetto dei Pats e non serve a nulla il braccio di Tom Brady, non servono le corse di Woodhead e le ricezioni di Branch.

I Patriots sono maledetti e la strega che ha iniziato questa maledizione è la meravigliosa Gisele Bundchen, a Boston ormai ribattezzata Jinxele, da Jinx che significa iella, sfortuna.

Ecco cosa ha portato la Gisele Era. Le statistiche delle dame di Brady dicono:
– Bridget Moynahan: due Super Bowl vinti (XXXVIII and XXXIX);
– Laura Kinsman, un Super Bowl vinto (XXXVI);
– Gisele Bundchen, un Super Bowl perso (XLII).

Ma questo è solo l’inizio, da quando gli ex invincibile generale dei Patriots sta con la stupenda modella di Victoria’s Secret è successo tutto ciò:

• 21, gennaio 2007: una settimana dopo il loro primo appuntamento, Brady e i Pats perdono un devastante AFC Championship contro gli odiati Colts di Manning. In vantaggio 21-3 i Patriots si fanno rimontare consentendo ai Colts il loro primo viaggio al superbowl dal lontano 1970; oltre al danno la beffa, i Colts lo vincono quel Superbowl.

• 3, febbraio 2008: Brady e i Pats, arrivando dalla stagione perfetta, 18-0, cadono al Superbowl contro i New York Giants . Il numero 12, che ha lanciato il record di 50 TDs in stagione regolare, ne lancia solo uno, con un fumble e subendo ben cinque sack.

• 7, settembre 2008: Brady subisce un gravissimo infortunio al ginocchio che mette fine alla sua stagione nel primo quarto della prima partita dell’anno.

• 10, gennaio 2010: Brady lancia tre intercetti, perde un fumble e viene messo a terra tre volte nella sconfitta per 33-14 contro i Baltimore Ravens nella Wild Card.

• 16, gennaio 2011:  Dopo una stagione da MVP, Brady lancia il suo primo intercetto in tre mesi e subisce ben cinque sack. Il seed numero uno dei Pats cade per  28-21 contro gli acerrimi rivali New York Jets.

Maledizione? A Boston si parla già della Maledizione di Babe-ino, dove Babe sta per bambola e richiama la maledizione di Babe Ruth che ha perseguitato i Red Sox per anni. Le soluzioni sono due a Foxborough, o si comprano chili di peperoncino calabrese oppure… Gisele Vattene.

Baltimore Ravens e il passaggio di consegne.

Dopo la sconfitta contro gli Steelers di Big Ben i Baltimore Ravens hanno dovuto subire una seconda perdita, ovvero quella del loro coach Greg Mattison che ha accettato il ruolo di defensive coordinator a Michigan; al suo posto promosso a pieni voti Chuck Pagano.

La decisione di Mattison di passare dalla NFL al college per lo stesso ruolo è alquanto insolita, soprattutto per uno specialista che ha creato uan difesa asfissiante come quella dei Ravens. È anche vero che un ulteriore motivo di scelta è stata la vicinanza della figlia Lisa, appena diventata mamma, che abita a Ann Arbor nel Michigan.

Tuttavia rimane una scelta insolita se si pensa che i due precedenti defensive coordinator dei Ravens, Mike Nolan e Rex Ryan, una volta lasciati i corvi sono diventati head coach di un team NFL e uno di loro si giocherà il secondo championship in due anni.

Per un Mattison che va un Pagano che viene valorizzato e promosso; di lui affermano tutti sia la persona giusta al posto giusto; l’ultima esperienza di Pagano come coordinatore risale a livello di college alla UNLV nell’annata 1990-91.

Il sistema Ravens può assorbire senza troppi scossoni questo cambia nel coaching staff e restare comunque ai vertici delle migliori difese NFL. Gente che va e gente che resta ma i Corvi alla 18esima settimana timbrano sempre presente sul cartellino.

Pittsburgh Steelers e il ragazzo timido

Travis è un ragazzo timido, figlio della diaspora di Pittsburgh, la mamma, trasferita nel sud della Florida nel 1980, lo mette al mondo in un caldo giorno di dicembre, la mamma è tifosissima degli Steelers e ha un cimelio donato da Dwight Stone, ex wide receiver, nel 1993.

Travis vive quasi tutta la sua vita a Sud, a Butler ma gli Steelers sono da sempre parte della sua vita, per lui una vecchia casa, un luogo mistico e accogliente.

Travis cresce ma il suo secondo trasloco non è quello sperato e sognato dai racconti della mamma, da Butler si trasferisce a Fort Lauderdale, lontano dalla sua squadra che sta diventando sempre più una vera e propria religione, un motore, una benzina che lo ispira e gli da forza per affrontare i piccoli grandi problemi quotidiani.

Aveva 12 anni nell’agosto del 1993 quando prese un treno che da Lauderdale lo portò a Pittsburgh, un sogno che sui binari metro dopo metro si stava realizzando; passò una settimana indimenticabile visitando tutto il visitabile, dalla Downtown, al Museo Carnegie al  Soldiers e Sailors.

E poi, finalmente, il Three Rivers Stadium, e gli amatissimi Steelers.

Vederli entrare nei loro elmetti, nelle loro divise nere, era il sogno che usciva dal cassetto, sembravano esattamente della stessa misura vista in tv ogni domenica di amatissimo football.

Erano talmente vicini che la mamma prese un taccuino e una penna e disse di chiedere autografi, il sogno continuava a restare fuori dal cassetto, Travis li placcò tutti, uno per uno, autografo per autografo mise inchiostro nero sulle pagine del suo sogno, le firme di Rod Woodson e Barry Foster come autentici cimeli.

Travis poi ha visto minuto dopo minuto rientrare il suo sogno nel cassetto, è cresciuto, ha studiato, lavora e abita a Pittsburgh, la mamma di Travis, Kay, è morta ma di tanto intanto torna, ogni maledetta domenica ad aprire il cassetto di Travis e a regalargli di nuovo il suo sogno.

Green Bay Packers e l’ombra del guerriero

Venghino signori venghino! A pochi giorni dal Championship si Rodgers e Green Bay si allunga l’ombra del guerriero. Grande, grandissima occasione di conoscere più dettagliatamente un mito della NFL: Brett Favre.

Ma non gioca con i Vikins? Si certo!
Tuttavia la sua luminosa carriera ha lasciato raggi soprattutto nei Packers e proprio in questi giorni è uscito un bellissimo libro che lo ritrae in tutto il suo splendore.

Nel Wisconsin uno speciale commemorativo, “Legendary : The Heroic Career of Brett Favre”, è stato redatto in 208 pagine a colori che celebrano la notevole carriera dell’ex numero 4 giallo verde. È un libro che ogni tifoso dei Packers dovrebbe avere, con centinaia di foto, statistiche, ricordi ed emozioni di una carriere irripetibile.

Mentre aspettiamo il Championship diamogli un’occhiata per poi vedere che Aaron forse forse al Superbowl ci porta. Disponibile in circa 4 settimana lavorative su amazon.com.

Atlanta Falcons e Matt Ryan

Un mese fa circa ci domandavamo se Ryan potesse essere l’MVP della lega. Oggi ci domandiamo se sia sopravvalutato come quarterback. Provate a fare un giochino, a scrivere in google “ryan matt” e “overrated” e vedrete che cosa salterà fuori.

Le crude cifre dicono che ha guidato Atlanta a tre stagioni dal record vincente e mai nessuno prima di lui era riuscito a fare ciò, nei playoff ha un totale di 385 yards lanciate con tre touchdowns, quattro intercetti, due fumble persi e otto sacks. Era un rookie contro Arizona nel gennaio del 2009 ma sabato scorso era un quarterback professionista che aveva costruito un’ottima stagione.

Sabato notte mentre Rodgers completava sette passaggi da 20 o più yards Ryan ne metteva a segno solo due grazie a Michael Jenkins, cadeva sul più bello, perdeva quel suo sangue freddo che tanti terzi down aveva permesso di completare: meglio di lui solo Brees e Brady.

Cosa è successo a Matt Ryan sabato scorso?
Chi è Matt Ryan?
Un buon quarterback, un discreto quarterback o un grande incappato solo in una serata storta?

A voi l’ardua sentenza.
Noi ci rivediamo al Championship.

commenti
  1. Francesco scrive:

    Ahahah, bellissima la parte su Jinx-elle!

  2. simonmp1 scrive:

    Ragazzo, COMPLIMENTISSIMI!!!!! Sei davvero bravissimo. Mi interesserebbe capire da dove riesci a carpire tutte queste informazioni. Ottimo lavoro davvero!!!!! P.s.: una maledizione simile a “jinx-elle” era caduta anche sui miei amati Cowboys, quando Romo cominciò a frequentare Jessica Simpson. I tifosi sicuramente, fosse stato per loro, avrebbero affisso un cartello del tipo “Jessica….RAUS!!!!!” AHAHAHAHAHAHHAAHAHAHAHAHAHAH

  3. arturo scrive:

    beh simon,per quel che rigurda ROMO credo che non fosse la simpson a creare squilibri in tony visto dove ci ha portati in questi anni………….penso che la maledizione sia proprio lui….quindi prepariamoci ad altri anni di delusioni……….

  4. Brett scrive:

    Ryan, per me è un buon QB incapapto in una serata storta.
    Rodgers, un gran QB, incappato però in una super serata.

  5. atorre scrive:

    Capitolo Giants. Che Ryan, sia istrionico, sia Mourinhiano, sia un grande trascinatore, sappia estrarre tutto dai suoi giocatori è vero, però caro Rolle Se non vi foste sciolti nell’ultimo quarto contro gli Eagles, i Packers i playoff li avrebbero sognati, quindi autopuniscit, in campo c’eri anche tu.

    Concordo con Brett. Ryan in serata no. Rod in serata boom. Ora andrà visto in quella che secondo me, sarà una partita decisa all’ultimo drive.

  6. valenba scrive:

    Per me tra Ryan e Rodgers c’è un abisso. Ancor di più perchè chiunque affronti GB sa che Rodgers lancerà spesso e tanto per tutta la partita..Ryan gioca in una squadra che ha un attacco a terra devastante e quindi le attenzioni delle difese avversarie tendono a dover rispettare un pò di più i backs…
    E poi suvvia..ma l’avete osservato nelle ultime due stagioni Rodgers?? Dai questo è buono per davvero..

  7. alessio17 scrive:

    Credo che nessuno si possa azzardare,e abbia tentato,di paragonare ryan a rodgers! almeno spero… sarebbe sacrilegio puro. anche OC dei miei Chiefs lascia il missuori per andare il Florida nell’omonima universita con lo stesso compito! Boh,cose ‘americane’che a noi italici sfuggono! Gisele sarà una maledizione ma per lo zio Tom è una discreta consolazione,o no!?!? Bella la storia su papa Bears,l’avevo letta su una targa all’interno del Soldier Field 2 anni fa!! Articolo stupendo,bravissimo

  8. Cero75 scrive:

    bel pezzo! d’accordo atorre su quell’ultimo quarto con gli Eagles: li è stato game over per i nostri Giants! E per il Superbowl…. io penso ad un Jets vs Packers, con la leggenda, lui, il 4 mitico che compare in tribuna perchè non poteva mancare, dove avrebbe voluto esserci in campo, dove tornerà prima o poi in pace da pensionato, a GB, casa sua in fondo! Caro Rodgers, li si che ti tremerebbe il braccio!

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