Top and Worst – Wildcard Round

Pubblicato: gennaio 12, 2011 da Nicolò Bo in NFL

Marshawn Lynch, una delle grandi sorprese delle Wildcard

I match di wild card possono essere considerati come l’anticamera dei playoff, il purgatorio che può mandarti in orbita o può demolire ogni sogno di gloria.

Dal weekend appena trascorso, abbiamo imparato che non bisogna mai sottovalutare gli stimoli che una partita di tale importanza dà, non importa se i bookmakers vaticinino uno scontro dal pronostico scontato.

I campioni del mondo sono fuori, questa è la notizia, contro un avversario sicuramente meno equipaggiato, ma che ha saputo sfruttare al massimo la regola che gli ha permesso di riportare tra le mura del Qwest Field la vittoria più importante della stagione.

Niente da fare anche per gli Indianapolis Colts, che dopo l’altalena di risultati cui ci hanno abituati tutto l’anno, rendono l’onore delle armi ai Jets; vittoria frutto della volontà di scontrarsi, ancora una volta, contro gli odiati Patriots.

Partita gagliarda, quella giocata dai Packers a Philadelphia, con gli Eagles limitati nel loro spaventoso potenziale offensivo.
Poco da dire sul match di Kansas City, con i Chiefs che hanno, purtroppo, confermato di essere arrivati appagati al match casalingo contro una Baltimore concreta come sempre.

Ravens – Steelers sarà un altro match da capogiro per rivalità e potenziale offerto dalle franchigie in campo.
Ora sotto con i protagonisti di questo bel weekend di football.

TOP 3

MARSHAWN LYNCH
Il maggior riconoscimento va al giocatore che è stato il simbolo dell’impronosticabile vittoria contro i Saints.
La corsa da 67 yards che tutti avrete rivisto parecchie volte come il sottoscritto, racchiude in sintesi il match, con il numero 24 che si libera di cinque, sei, sette placcaggi e poi conclude varcando la linea dell’end zone.

Si compie l’incredibile destino di questo 24enne che aveva cominciato la stagione seppellito dalla depth chart dei Buffalo Bills, non proprio una corazzata, e che ora si trova a disputare un divisional round. Se Lynch è stato colui che ha sgretolato ogni speranza di back to back della franchigia della Louisiana, prima di lui ci ha pensato Matt Hasselbeck a far impazzire la difesa dei Santi.

Il 35enne quaterback sembrava quello che, non più di quattro anni fa, aveva disputato l’atto finale della stagione NFL, arrendendosi nel Superbowl solo ai Pittsburgh Steelers dell’ultimo Bill Cowher. In panchina, a tessere minuto dopo minuto la tela in cui sono rimasti intrappolati i campioni in carica della NFC, c’era Pete Carroll, il cui approccio alla partita ha pesato come un macigno.

Player’s coach se ce n’è uno, le telecamere l’hanno ripreso più volte a congratularsi con i suoi ragazzi, i quali si vedono che hanno abbracciato la sua filosofia e che in campo scendono anche per lui. Prima della partita avrei definito suicida la tattica dell’ex head coach di USC di affrontare New Orleans nel loro gioco più congeniale, quello basato su chi segna di più e su un gioco aereo molto pronunciato.

Ma Seattle ha preferito non mutare la filosofia di gioco che la accompagna da inizio stagione, così come la difesa dei Seahawks ha saputo frenare con una intifada nelle ultime 20 yards il circo offensivo guidato da Drew Bress.

La prossima settimana i falchi d’acqua andranno a provare il tutto per tutto in Georgia, dove Atlanta li aspetta dopo aver concluso una regular season in cui la loro superiorità nella NFC non è mai stata veramente messa in discussione. Partita dal pronostico chiuso per un team che si è qualificato per la post season con grande affanno, ma sicuramente le agenzie di scommesse non avranno i miei soldi, visto il precedente.

CLAY MATTHEWS III
Nonostante i buoni numeri raggranellati da Michael Vick, una delle ragioni dell’affermazione dei Packers in Pennsylvania è stata la terribile pressione che il numero 7 in maglia verda ha dovuto fronteggiare tutta la partita.

L’ormai famigerata difesa di coach Dom Capers ha ancora una volta raccolto i suoi frutti, rallentando forse l’attacco che più ha impressionato durante la stagione regolare. Il biondo californiano è stato una spina nel fianco per la linea offensiva degli Eagles per tutto il match, occupando stabilmente lo spot sul lato sinistro accanto ai suoi compagni della linea difensiva, così come faceva al college dove si tramutava in un defensive end aggiunto.

Il dirimpettaio degli Eagles, il tackle di destra Winston Justice, è stato costretto a subire le angherie del linebacker dei Packers per tutti i 60 minuti, con l’apice dello sconforto raggiunto nel momento in cui ha commesso due penalità nella stessa azione.

Un grande plauso lo meritano, senza se e senza ma, tutta la linea difensiva dei Packers, che non ha permesso mai al cervello di Michael Vick di mettersi in moto e costruire un drive con calma e la coppia di cornerback Woodson – Williams, con il più giovane che sta imparando degnamente dal più blasonato compagno.

JAMES STARKS
Esplosione fragorosa del rookie da Buffalo, che ha passato gran parte della stagione ad osservare i compagni fuori dal campo, alle prese con diversi problemi fisici.

Già lo scorso mese aveva dimostrato di essere utile alla bisogna, ma coach McCarthy lo aveva poi utilizzato con il contagocce nelle ultime sfide, per cui erano ridotte all’osso le aspettative su di lui in un match di tale importanza. Invece il runningback ha portato sollievo ad un attacco Rodgers – dipendente, un quarterback molto mobile, ma che nel recente passato ha provato sulla propria pelle la durezza dei contatti in campo aperto.

La linea difensiva ha sofferto terribilmente le incursioni rapide tra tackle e tackle del numero 44, che ha dalla sua una corporatura compatta ma non molto pesante, che gli permette di acquisire velocità yard dopo yard.

Ora c’è da affrontare lo scoglio ancora più impervio rappresentato da Julius Peppers e la difesa dei Bears, che cercheranno di evitare che Starks ritocchi il record per yards corse in uno scontro di playoff da un rookie in maglia Packers per la seconda settimana consecutiva.

WORST 3

MATT CASSEL
Domenica di grande sofferenza per l’ex back up di Tom Brady, che finalmente in questa stagione si è affrancato dalle aspettativa che lo pressavano fin dai tempi in cui aveva sostituito il tre volte campione del mondo.

Purtroppo il game plan dei Chiefs, che consisteva nell’affidare il proprio fato nelle sapienti mani e nei polpacci di Jamaal Charles e Thomas Jones è andato a carte quarantotto, a causa del vantaggio racimolato a cavallo del secondo e terzo quarto dai Ravens. Il resto è stato compiuto dall’aggressiva difesa dei Rams che ha coperto in maniera impeccabile il bersaglio più pericoloso, Dwayne Bowe, costringendo per ben tre volte il numero 7 a consegnare l’ovale in mani nemiche.

REGGIE WAYNE
L’ex Hurricane si arena sulla solita Revis’ Island, lasciando orfano, ancora un volta, Peyton Manning, il quale ha dovuto fare i conti per tutto il 2010 con la moria del suo reparto ricevitori e, sabato, anche sulla latitanza del suo target preferito. I Colts devono dire addio alla possibilità di ritornare all’atto finale come lo scorso anno, questa volta per vincere.

I presagi della stagione infausta, così definita perché hai sempre l’obbligo di vincere quando per i tuoi colori scende in campo il quarterback più talentuoso degli ultimi dieci anni, si erano intravisti già da un po’, causati da un andamento incostante a cui la franchigia dell’Indiana non ci aveva mai abituato.

Rimane l’orgoglio di essersi arresi solo al termine di una gara tirata in cui i Colts sono stati sempre in lizza per continuare la loro corsa nei playoff, contro un team che nessuno si sorprenderebbe di vedere magari a Dallas, Patriots permettendo.

SEAN PAYTON
Difficile farsene una ragione quando esci così da campione del mondo in carica.
Sono sicuro che il coach che, con le sue scelte, aveva contribuito in maniera così decisiva al raggiungimento del titolo dell’anno passato, avesse previsto nella partita del divisional round contro Atlanta il match decisivo che avrebbe dovuto dire di che pasta erano fatti questi Saints.

Probabilmente neanche lui poteva pensare che gli ‘Hawks fossero così tosti da mettere in atto il più incredibile degli sgambetti.
I Saints hanno sofferto terribilmente l’assenza nel backfield della rivelazione Chris Ivory e della multidimensionalità di Pierre Thomas, a cui, a dire la verità, erano più che abituati a fare a meno quest’anno; l’ex di turno, Julius Jones, ha tentato di impegnare la difesa avversaria, mentre Reggie Bush ha confermato la sua spiccata predisposizione alla ricezione, ma anche la sua involuzione nei giochi di corsa.

La difesa, spesso decisiva anche se oscurata dal talento dell’attacco, non ha mai riportata una netta vittoria contro l’attacco di Seattle, nello specifico ha sofferto il ridimensionamento dei primi due livelli della stessa, con un Vilma che non è riuscito a ripetere il 2009 da alieno.

Il coaching staff ha accettato la sfida a viso aperto lanciatagli da coach Carroll, non modificando il proprio approccio al match, fino all’esito negativo dello stesso. La storia di questa Lega ci informa quanto sia difficile ripetersi in due anni consecutivi, ma anche se questa sconfitta non elimina il miracolo nel Superbowl di Miami, rimane un brutto modo per abdicare al tetto del mondo, raggiunto meno di un anno fa.

commenti
  1. Marco scrive:

    Hai commesso un errore: i Seahawks sono #4 nel seed NFC e perciò se la vedranno con i Bears e non con i Falcons, che vanno ad affrontare la squadra con il seed più basso (Packers, #6)

    Per il resto, ottimo articolo, come sempre. Davvero complimenti!

  2. Cero75 scrive:

    si ottimo ma occhio nel “worst di Cassel” che i Rams erano davanti alla tv. (che pedanti che siamo, però vuol dire che leggiamo approfonditamente).
    D’accordo sul worst generale per i Saints, perchè penso che sia stato pessimo proprio il loro approcio generale alla partita, non degno dei campioni. Dai, pensavano: questa è una passeggiata…. ma non si sono accorti che a Seattle giocavano 12 motivati contro 11 con la testa in Georgia…. mai dare nulla x scontato ai play off!

  3. Hedo scrive:

    “con gli Eagles limitati nel loro spaventoso potenziale offensivo”
    io sarei stato molto più duro con i miei Eagles, ahimé grossissima delusione!
    Non avevano la possibilità di arrivare fino in fondo tuttavia mi aspettavo qualcosina in più da VIck, Reid &Co.

  4. misterpako scrive:

    bravo , ma a casa mia le carte sono ” QUARANTA “

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