Wild Things in Wild Card

Pubblicato: gennaio 11, 2011 da steterra in NFL

Il fantastico pubblico di Seattle, autentico uomo in più per i Seahawks

Abbiamo visto corse e lanci, touchdown e field goal, intercetti e fumble e soprattutto abbiamo assistito a delle Wild Card che hanno dato il via ai Playoff 2011 della meravigliosa lega di football americano.

Da Manning a Flacco, da Tomlinson a Charles, da Reed a Hasselbeck passando per Rodgers, Brees e Vick nessuno ha lesinato sforzi e ha tirato indietro parte di sé per portare al successo la propria squadra.

Qui non troverete racconti delle loro gesta, non troverete resoconti di ricezioni o corse, di giocate difensive e di scelte arbitrali, qui, in quest’articolo, troverete qualcosa che in nessun altro posto potrete trovare, qui troverete aneddoti e particolarità che hanno fatto da contorno speziato alla settimana delle wild card.

Andiamo quindi a vedere squadra per squadra cosa abbiamo scovato per voi.

Indianapolis Colts: i tifosi e i loro commenti

Sconfitti dai New York Jets di Rex Ryan dopo una partita tesa, tirata, escono dai playoff con uno sconsolato Manning, infastidito dal timeout chiamato del suo head coach in modo che definire discutibile è un eufemismo.

Sono stati flagellati dagli infortuni e dalla sfortuna ma nonostante una stagione altalenante i tifosi dei Colts nutrivano grande fiducia nella vittoria contro New York.

I lettori dell’Indianapolis Star si sono molto divertiti nel rispondere a un sondaggio apparso online sul sito del quotidiano che chiedeva quale sarebbe stata la chiave della partita:
– il 45% ha risposto che fermare le corse dei bianco verdi di coach Ryan sarebbe stato fondamentale (Tomlinson 2 touchdown su corsa);
– il 20% riteneva una adeguata pressione su Sanchez un ottimo modo per portare a casa la vittoria, (un sack ai suoi danni e un intercetto più per demeriti suoi che meriti della linea dei Colts);
– il 18% si affidava alle corse di Addai, (solo 60 yards corse del running back bianco blu);
– il 12% alla protezione di Manning nella tasca (un sack subito dal fenomeno con il numero 18 e tanta pressione e blitz);
– infine il 4% a una difesa stretta sui ricevitori dei Jets (Edwards e colleghi in tutta onestà non hanno avuto una vita troppo difficile).

A tal proposito era molto interessante connettersi alla chat del sito dello Star che raccoglieva circa 1500 tifosi durante la partita: gli umori seguivano l’andamento del punteggio fino al drive finale guidato da Sanchez, ma la vera chicca della nottata italiana è stato il commento di un tifoso che scriveva da Hammond, cittadina di circa 77000 anime, luterano fidanzato con una ragazza di nome Cecily che abita a Fort Wayne e proprietaria del ristorante Alysia.

Il ragazzo, Drew il nickname, nel momento in cui Folk calciava il pallone nel mezzo dei pali del Lucas Oil Stadium ha sentenziato: <<I love this game, I love it because it’s a trick like the bill at my father-in-law’s restaurant>>.

Traduzione per i meno pratici dell’inglese: <<Io amo questo gioco, lo amo perché è una fregatura come il conto al ristorante di mio suocero>>.

Grazie Drew, sappiamo dove non mangiare a Fort Wayne

Seattle Seahawks: il dodicesimo uomo

C’è una storia che riguarda Seattle e la squadra dal record perdente; c’è una storia speciale che dura dal 1976, anno della nascita della franchigia; c’è una storia che ha un solo protagonista, un solo vero dodicesimo uomo.

Stiamo parlando di Tom Smith III, 63 anni, che ogni volta che gli spalti del Qwest Field si riempiono è il primo a prendere posto e l’ultimo ad andarsene, fin dal lontano 1976. Iniziamo dai numeri, che più di molte parole rendono l’idea della fedeltà del signor Smith.

0 le gare saltate a Seattle, 7 i dollari che pagava Tom Smith III nel 1976 per vedere i Seahawks, 8 le gare di playoff viste da Smith al Qwest Field, 35 le stagioni, 77 le amichevoli, 78 i dollari pagati per il suo solito posto nel 2010, 275 le gare di stagione regolare viste, 360 le gare totali viste. Scusate se è poco.

Di lui Tom Smith III dice di essere un ragazzo normale, anche se la sua fede ha superato due stadi, otto coach e molte stagioni mediocri; dopo anni di partite viste, sentite e vissute della partita contro i Saints campioni in carica ha detto: << You can just cut the air with a knife>>.

Tom Smith III fa parte del pubblico più rumoroso della NFL, lui e gli altri 60000 del Qwest Field hanno causato oltre 104 false partenze e penalità nel solo 2005, anno del record.

Alla domanda se la moglie fosse rimasta incinta anni fa rispose in questo modo: <<I’ve thought long and hard about this and I know I have to do what is right and best and as soon as double zeros come up [sul cronometro], I’m going to go straight to the hospital>>.
Fortunatamente quando sua moglie diede alla luce Stacey, i Seahawks giocavano a Miami in Florida e lui non si perse il parto.

Non ha la faccia pitturata, non ha segni particolari o costumi alternativi è sola una voce nel mare blu e verde di supporto per Seattle; un tifoso speciale, Tom Smith III.

Green Bay Packers: una nuova razza

La squadra che fu di Brett Favre, i Green Bay Packers, hanno giocato il loro inizio di playoff, la loro wild card contro I Philadelphia Eagles con ben dieci nuovi partenti rispetto ai playoff dello scorso anno persi per 51 a 45 contro gli Arizona Cardinals.

Difatti di questi dieci posti liberi rispetto allo scorso anno ben sette sono stati liberati da infortuni che hanno generato nuove opportunità per giocatori come il right tackle Bryan Bulaga, il linebacker Desmond Bishop, la safety Charlie Peprah, l’altro linebacker Erik Walden e il corner back Sam Shields; giocatori che tutti insieme sommano 5 match di playoff.

Difatti Bulaga e Shields di questi tempi lo scorso anno erano al college, Bishop, Peprah Walden provavano il sapore dei playoff senza tuttavia incidere con giocate significative o ruoli decisivi.

<<We’ve had a lot of change, a lot of new guys go out there, hopefully the veterans can do a better job than coaches in terms of talking to them about playoff intensity and what it’s like and all that. You aren’t going to change dramatically. You are who you are>>.
Parole del defensive coordinator Dom Capers.

La crescita dei ragazzi è stata esponenziale: Bishop, ad esempio, era un giocatore dello special team nel 2009, oggi è il secondo per tackle, 121, nella NFL. A proposito delle sensazioni che si provano in match come questi Bishop ammette: <<It’s a little pressure, but the good kind of pressure, the kind you want to help you in games like this>>.

Un anno fa Walden era seduto in casa sua, sul suo divano come giocatore dei Miami Dolphins.
Così vale per tutti gli altri giovani del roster che stanno formando una nuova razza da playoff, una razza giallo verde Packers.

Philadelphia Eagles: Vick e i sondaggi

E adesso? Questa la domanda sulla bocca di molti nella città dell’amore fraterno e sulle colonne del Philadelphia Inquirer. Come può essere migliore la prima stagione di Vick rispetto all’ultima di McNabb? Questa la seconda domanda, soprattutto ricordando le molte vittorie di McNabb in post-season a fronte della recente sconfitta di Vick.

Phil Sheridan, autorevole columnist dell’Inquirer propone a tal proposito un sondaggio: quale è stata la più grande debolezze delle aquile contro i Packers?

E i tifosi degli Eagles salvano il qb passato attraverso guai personali per i celeberrimi combattimenti di cani.

Difatti con il 53,7% la colpa ricade sulla difesa su corse dei verdi di Philadelphia, il 27% dà la colpa al kicker David Akers, il 15,5% a Micheal Vick e infine alla prestazione di DeSean Jackson dà colpe il 3,8%. E noi in Italia cosa ne pensiamo?

New York Jets: le promesse

Quando i Jets uscirono massacrati da Foxborough il 6 dicembre, nella delusione generale LaDanian Tomlinson promise di ritornare al Gilette Stadium per vendicarsi degli odiatissimi Patriots.

I Jets, una delle due squadre che hanno battutto i Patriots della premiata ditta Brady-Belichick oltre ai Cleveland Browns, hanno dichiarato attraverso i loro membri le intenzioni nel viaggio verso Boston. Ecco qui alcune rassicuranti dichiarazioni dei bianco verdi di coach Ryan.

<<The funny thing is, I remember late in the fourth quarter as the Patriots were talking and yapping about the game that night, and I said to a couple of guys, I said, ‘Guys, we’ll be back. You guys got us tonight, but we’ll be back.’ And so for us, we’re waiting on this opportunity.>>. LaDanian Tomlinson.

<<This game is officially over. You’d better believe I’m thinking about New England, That’s our next game. We’ll be ready>>. Il wide receiver Braylon Edwards.

<<It’s going to be tough football. We know they embarrassed us last time, so this is our chance to prove again to the world that we’ve got another chance to go back at these guys and try to get a win>>. Il cornerback Darrelle Revis.

La safety Eric Smith. <<It’s going to be a tough game. Up in New England, they’re going to be ready. They’re going to have that confidence that they put 45 up on us last time we played. So it’s going to be a challenge. A guy like Tom Brady is just like Peyton Manning. It’s going to be a tough game>>.

Parlano tutti, parlano chiaro, chi di solito chiacchera molto ma stavolte decide di non aprire bocca è il coach Rex Ryan: <<Right now I’m just going to focus on the Colts, I think we earned about 12 hours of enjoying this victory>>.

Baltimore Ravens: l’angoscia dei Corvi

Mentre i Baltimore Ravens viaggiavano verso l’Arrowhead Stadium di Kansas City un giocatore aveva la mente molto molto occupata. Ed Reed, fortissimo difensore aspettava ancora notizie su suo fratello.

Difatti la polizia in Lousiana non ha ancora dato nessuna buona notizia riguardo alla sparizione di Brian Reed caduto nel fiume Mississippi. Il Pro Bowl Ed Reed è partito lo stesso con la squadra in direzione Kansas City e ha giocato lo stesso in modo eccellente come suo solito nonostante l’angoscia per il dramma familiare consumatosi vicino a New Orleans. Reed a ESPN ha detto che suo fratello ama il football e che vorrebbe lui giocasse.

Venerdì si sono perse le tracce di Brian e Karen Reed, la madre dei due fratelli, ha detto che le autorità hanno trovato la giacca e le scarpe di Brian. Il fratello di Reed stava fuggendo da un posto di blocco poiché guidava un’auto rubata e da tempo, come afferma la polizia, il ragazzo ha problemi di droga e alcol da molto tempo.

Lo stato d’animo di Ed Reed non è certo dei migliori ma la vittoria sui Chiefs forse può avergli fatto dimenticare per un breve secondo cosa sta accadendo nella sua famiglia.

Kansas City Chiefs: amuchina e menù

Anche l’igiene vuole la sua parte. I giocatori sono costretti a lavarsi le mani con molto sapone e acqua calda, molta molta amuchina e grande attenzione per mantenere la salute in vista della partita, persa, con i Ravens.

Se il wide receiver Dwayne Bowe ha avuto l’influenza allora tutti i giocatori tolgono le loro magliette sudate e le lasciano in una cesta fuori dallo spogliatoio.

Il coach Todd Haley ha detto: <<We’ve had a re-emphasis lesson, kindergarten rules, wash your hands in warm water, two minutes. As always, we know we’re doing a good job in our building, trying the best we can to keep the germs out. Then you go home and it all gets thrown out the window in my case>>.

Forse troppe precauzioni hanno portato a un calo di concentrazione?? Troppa amuchina fa male e le mani scivolano vero Matt?

Se però la sconfitta lascia fuori dalla corsa al Superbowl i Chiefs una buona notizia raggiunge lo stesso gli spettatori dell’Arrowhead Stadium: i nuovi menù.

Dal 2011 avremo il Red and gold short ribs melt: pollo, cipolle grigliate, formaggio, su toast di primissima qualità; l’Arrowhead sunrise stack: pollo fritto con uova fritte, bacon, formaggio cheddar, funghi, salsiccia, ketchup, senape e maionese; il The KC bbq dog footlong, un hot dog con fagioli, carne barbecaue, bacon affumicato e peperoni.

Insomma buon appetito.

New Orleans Saints: Who dat Nation

Queste le parole che per tutto lo scorso anno sono risuonate nella cavalcata verso il Superbowl dei Saints di Drew Brees. Ma sottolineiamo, nonostante la sconfitta, come siano parole sentite e nate dal cuore della legione di tifosi della squadra della Louisiana.

Who dat? È un idioma dall’inglese nata a New Orleans oltre un secolo fa.
Il primo riferimento si trova nella poesia, nei dialoghi tra attori e folla nei teatri viaggianti per le strada della Louisiana. La frase è stata usata per 20 anni nel cinema, nelle tv e alla radio, soprattutto per intrattenere i soldati al fronte.

Di recente la frase è diventata un coro dei tifosi dei Saints: <<Who dat? Who dat? Who dat say dey gonna beat dem Saints?>>.

Da qui il soprannome della Who dat nation per i tifosi dei gigli. Purtroppo tristi ora ma pronti a tornare a festeggiare al più presto possibile.

Queste le piccole grandi cose pazzesche successe nelle Wild Card; ora l’appuntamento è per i Divisional con nuovi divertenti aneddoti e piccole curiosità perché come direbbe Don Shula: <<It’s not a game, it’s a football>>.

commenti
  1. Lyer scrive:

    Davvero bello….
    dove hai raccolto tutti questi aneddoti??
    Spero tu ne abbia altri…lol

  2. alejandro72 scrive:

    sito degli sport americani….vero ma se magari tutte le dichiarazione dei protagonisti le mettete in italiano sarebbe meglio, 1 su 20……capisco che noi pocchi che ancora non abbiamo un perfetto inglese….non siamo degni, pero magari la prossima volta visto che conosco lo spagnolo me ne vado su nflatino……

  3. baldo scrive:

    La cosa che più mi ha colpito di queste partite è stata la massa di errori commessi dalle squadre nei momenti topici: penalità assurde (vedi Indi sul kicker Jets), Jackson che manca una presa quasi elementare che portava alla vittoria Phila, errori anche arbitrali per la conversione da 2 punti. E Hasselbeck che diventa un fenomeno per una partita (ma che difesa Saints!) e Cutler che diventa un asino (lancia una manciata di yards). Sono curioso di vedere Flacco alla prossima per capire se finalmente si è sbloccato.

  4. baldo scrive:

    E la mancanza di coraggio di alcuni coach? Solo i forti preferiscono un “quarto e 1” ed una calcio da 3 che, soprattutto ora, non è mai scontato (vero Akers?).

  5. simonmp1 scrive:

    In primis, permettimi un “Ubi maior minor cessat”: grande, bellissimo articolo!!! E permettimi, ti ringrazio perchè hai portato alla luce ciò che di più bello crea negli animi e anche negli atteggiamenti dei tifosi. P.s.: da tifoso, un articolo di questo tipo mi fa amare ancora do più questo meraviglioso sport!!!!

  6. Cero75 scrive:

    bravo, bel pezzo, brillante e diverso dal solito. Da il senso dell’intensità dei play off e di chi li segue per di più da vicino. Che dire: partite tirate, con 3 vittorie in trasferta. Una goduriosa per gli Eagles presuntuosi cacciati fuori da dei solidissimi Packers. Una dolorosa per il grande Payton ma bisogna dirlo: è l’anno in cui ai Jets va tutto bene. Una forse prevedibile perchè i Ravens sono tosti. E una solo in casa clamorosa di Seattle che ribadisce il concetto: l’importante è arrivarci alla post season!

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