Top and Worst – Week #16

Pubblicato: dicembre 30, 2010 da Nicolò Bo in NFL

Josh Freeman è stato uno dei migliori della Week 16

Meno uno.
Giornata che scioglie quasi tutti i dubbi e delinea le dodici fortunate che si contenderanno il premio più ambito.
Quasi tutto fatto nella AFC, dove la sorpresa di giornata è la detronizzazione a danno dei Chargers nella AFC West, nonostante fosse chiaro che la rincorsa ai nuovi padroni dei Chiefs si facesse sempre più difficile, settimana dopo settimana.

C’è solo più da scegliere chi, tra Colts e Jaguars, sarà più veloce ad agguantare il fazzolettino che conduce alla leadership nella AFC South: Indianapolis arriva al nastro finale con una gara di vantaggio e per di più affronterà i Titans, team che non ha più nulla da chiedere a questo campionato.

Nell’altra conference il ruggito dei campioni feriti, ma mai domi, ha riaperto i giochi per il seeding più importante.
Rams – Seahawks si carica di un’importanza imprevista e deciderà chi, nella deludente NFC West, otterrà il massimo con il minimo sforzo.

Altri tre team daranno vita ad un triplo salto mortale incrociato per sapere chi si aggiudicherà l’ultima scialuppa di salvataggio, detta wild card: Packers, Giants o Bucs?

Ma ora basta guardare troppo in avanti, ci sarà tempo per discutere anche di quello, piuttosto concentriamoci sulla settimana di football appena passata. Tre parole: Top and Worst.

TOP 3

JOSH FREEMAN
5 TD pass sono un ottimo biglietto da visita per la decisiva sfida del Superdome, sebbene la difesa dei Saints sarà sicuramente di consistenza diversa rispetto a quella, molto povera, messa in campo da Seattle.

Spaventano i miglioramenti del 23enne ex Kansas State, solo al secondo anno di NFL, ma in generale di una offense che poggia su un rookie runningback da quasi 1000 yards corse in stagione, tal LeGarrette Blount, e del ricevitore Mike Williams, autore di 10 TD ed anch’esso matricola; fanno quasi specie i ventisette anni e i sette anni di militanza nella Lega di Kellen Winslow, altro grande protagonista di domenica.

Il risultato di 9-6 ad una settimana dalla conclusione della regular season è frutto di questi giovani uomini cresciuti in fretta, ma anche e soprattutto di coach Raheem Morris, sbertucciato al sorgere della stagione 2010 e ora lodato da troppi “l’avevo detto io che bastava dargli tempo”.

Obiettivamente l’impegno della settimana conclusiva è proibitivo, non tanto per la sfida in sé contro i Saints – già qualificati, ma ancora in lizza per fregare con un colpo di mano che avrebbe dello spettacolare il seeding numero uno ai Falcons – piuttosto perché dovrebbero incrociare una congiunzione astrale favorevole che portasse anche alla sconfitta contemporanea di Packers e Giants.
Ma crederci non costa nulla.

In proiezione futura, rimangono una delle squadre da sottolineare con il rosso e da seguire attentamente, nonostante confermarsi ad alto livello sia impresa difficilissima.

CARSON PALMER
Non so se con la prestazione di domenica di Palmer abbia riconquistato tutti i tifosi delle Tigri del Bengala, ma sicuramente se passa per Kansas City io dico che una specialità locale gliela offrono volentieri.

D’altronde era solo questione di tempo che mettesse insieme il season high di 4TD quando lanci per una leggenda come Terrell Owens…
Come? Terrell Owens era infortunato e da una settimana nella injured list?
Ok, d’accordo, comunque rimane Chad Ochocinco, magari un po’ sottotono quest’anno ma sempre tra i top receiver della Lega…come dite? anche lui infortunato?
E a chi avrebbe dovuto lanciare i 4 TD pass sopra menzionati? A Simpson, Shipley e Gresham? Cioè a un signor Nessuno e a due rookie?

Ehm…complimenti Carson, ma la prossima volta svegliati con una decina di partite di anticipo, quando si ha la possibilità di giocare ancora per la post season; io intanto mi vado a prendere una boccata d’aria fredda (gelida, ndr) per riprendermi dalla cruda realtà del tabellino.

AARON RODGERS
Cominciando con il ringraziare per il lavoro svolto Matt Flynn, degno sostituto nell’attesa che al quaterback californiano gli esiti degli esami alla testa dessero tutti esito negativo, c’è da dire però che, nella giornata del rientro del numero 12, la differenza tra i due si è piuttosto notata.

Grazie tante, – dice l’uomo della strada – Aaron è stato uno dei migliori quaterback per tutta la stagione, certo che la differenza con il suo backup è gigantesca.

E’ vero, – rispondo io – ma Rodgers è unico per alcune caratteristiche che lo differenziano un po’ dalla massa: coinvolge tutta la batteria dei ricevitori, migliorando anche chi non si chiama Greg Jennings (che il suo lo porta sempre a casa), crea spazio per quel poco che il povero gioco di corsa riesce a ragranellare e, da non sottovalutare, è un vero leader.

Tutto ciò fa quasi passare in secondo piano che le 404 yards lanciate con 4 TD abbiano avuto come vittima i Giants, rivali diretti per la corsa alla wild card, ma ancora con la testa infestata dal fantasma di Michael Vick. Ora il vantaggio è sulla racchetta dei Packers: domenica, nella Frozen Tundra, scopriremo se riusciranno a schiacciare il match point contro il muro eretto dagli arcirivali dei Bears.

MENZIONI D’ONORE

TIM TEBOW
Si chiamano menzioni d’onore, e allora menzioniamo la prima vittoria da starter del più discusso rookie della stagione.
L’ex leader di Florida ha potuto costruire la sua vittoria sui fondamentali che più gli aggradano: l’esuberanza fisica e – perché no? – dando sfogo al braccione, cogliendo impreparata la spudorata secondaria dei Texans, costretta a concedere all’avversario 303 yards via aerea.

L’impressione generale riscossa dal nativo delle Filippine è stata positiva: mai avrei creduto che fosse ad un tale stadio avanzato di comprensione di un sistema NFL, tanto che anch’io ho sempre supportato la decisione di (ex) coach McDaniels di continuare a dare fiducia a Orton. Adesso sta a lui il compito di non farmi rimangiare gli elogi che gli ho tributato.

DWAYNE BOWE
Ecco il nome di uno dei principali artefici della conquista della post season del team del Missouri, al terzo timbro nell’ultimo decennio e a tre anni dall’ultima presenza.

Quest’anno l’ex Louisiana State è stato il faro dell’attacco dei Chiefs: ha superato abbondantemente la quota di eccellenza delle 1000 yards ricevute ed ha abbinato la bellezza di 15 TD.

Come da consuetudine, la sua giornata in ufficio nella sfida contro i Titans recita 153 yards ricevute ed 1 TD.
Avessimo dato maggior credito ai presagi che si erano manifestati nel primo Monday Night della stagione, con quella vittoria del tutto imprevista contro i Chargers….

WORST 3

SAN DIEGO CHARGERS
L’eliminazione rimane comunque una sorpresa: un po’ perché il forte organico della franchigia della California del sud non sembrava incontrare avversari credibili nella propria division, un po’ perché la rincorsa si è interrotta contro i Bengals, ormai in vacanza da un mese e con assenze importanti.

Pagano, come negli ultimi anni spesso è accaduto, un inizio di stagione letargico e presuntuoso, caratteristica che, mi pare, possa essere affibbiata tranquillamente anche al loro head coach.

Incontrano la sconfitta proprio nel momento in cui i due pilastri su cui poggiavano vengono meno: Rivers è solo normale e non straordinario, mentre la difesa paga gravi difetti di concentrazione, soprattutti sul secondo TD di Simpson.
Ci sarebbe ancora la questione contrattuale che ha tenuto, per gran parte della stagione, la guardia McNeill e il top receiver Vincent Jackson lontano dal campo, oppure l’errata valutazione che il rookie runningback Mathews potesse sostituire Tomlinson fin da subito.

Il presidente della franchigia ha già garantito la continuazione del rapporto di lavoro al GM e a coach Turner, ma la delusione è stata cocente.

SAN FRANCISCO 49ERS
La cosa divertente è che i rosso-oro della California avrebbero avuto ancora delle possibilità di qualificazione per la post season, qualora avessero centrato due vittorie consecutive negli ultimi due incontri.

Giustizia è stata fatta e la combinazione non ha avuto neanche inizio, dato che i 49ers sono stati superati dai Rams, team molto meglio organizzato.

Il capro espiatorio è stato individuato in coach Singletary, e vorrei anche vedere: per quello che ci è dato sapere, ha gestito malissimo la sua panchina, dovendo subito rispondere alle accuse provenienti da “soffiate” dall’interno dello spogliatoio, accuse che puntavano il dito contro l’offensive coordinator di allora, incapace di leggere le situazioni di campo e prontamente licenziato.
Infine, l’ex giocatore dei Bears è finito sul banco degli imputati a causa del logoramento del rapporto con i suoi giocatori, che ha avuto anche degli aspetti tragicomici, specialmente se ci si riferisce alla gestione della controversia sui quarterback: prima Smith Alex, su cui si poneva “massima fiducia”, tranne poi virare sempre su un altro Smith, Troy, nella gara disputata in Europa, per concludere ancora con un doppio avvicendamento.

Insomma, spero che voi ci abbiate capito qualcosa, perché io sono abbastanza confuso, come del resto ha dimostrato di essere coach Singletary, alla cui lungimiranza il presidente dei 49ers forse avrebbe persino preferito quella del capitano del Titanic.

ELI MANNING
E sono 24.
No, non sto parlando dei punti messi sul tabellone nella sfida contro i Packers, quelli si sono fermati a 17, e neanche del numero delle smorfie del viso di Eli durante la seconda sconfitta consecutiva patita contro Green Bay.

Sono gli intercetti totali che il numero 11 ha lanciato nella stagione in corso, il massimo per un quaterback titolare quest’anno, nonostante ci sia da dire che Manning Junior viene chiamato a buttare la palla per aria più e più volte, in maniera da sfruttare appieno le doti dell’ampio parco ricevitori.

Ma anche domenica sono stati quattro i palloni “pinzati” dalla difesa del team del Wisconsin.
Alla non perfetta mira dell’ex Rebel, si aggiungono altre piaghe, tra cui le mani “scivolose” del duo Jacobs-Bradshaw, colpevoli di un fumble a testa nell’ultimo match ed una difesa che ha perso di brillantezza proprio nel momento più importante della stagione.
Inizio di stagione un po’ singhiozzante, poi rimarchevole pezzo centrale di stagione e adesso nuovamente due sconfitte: a New York si viaggia sulle montagne russe.

Ora, la concentrazione degli uomini di Coughlin (un altro che mi sembra sull’orlo dell’esaurimento nervoso) deve essere rivolta verso la sfida conclusiva contro i Redskins, ma una vittoria potrebbe non bastare.

DAMNATIO MEMORIAE

DALLAS COWBOYS – ARIZONA CARDINALS
Il redattore di questa rubrica ringrazia le due franchigie per il tanto materiale concessogli per la worst 3 di quest’anno e coglie l’occasione per ricordare quello regalatogli la notte di Natale.

Si potrebbe cominciare dalle 183 yards concesse dalla difesa dei Cowboys a John Skelton, terzo QB dei Cards e rookie, oppure alle 105 yards subite su ricezione da parte di Andrè Roberts, rookie anch’egli. Proseguiamo con l’ 11/17 e 1 TD messo a referto da Stephen McGee, secondo anno al battesimo del fuoco nella NFL e terzo Qb dei ‘Boys, che ha impegnato la difesa di Arizona molto di più del titolare Kitna.

Infine, la difesa da ufficio inchieste di Mike Jenkins, già cornerback pro bowler, o, per gli amanti del particolare, l’extra point fallito da Buehler che, ai fini del risultato, è pesato come un macigno.

commenti
  1. Cero75 scrive:

    uahoooo… penna intenti nel veleno eh? Per soffermarsi sui 49ers penso che la scenetta di HeadCoach e QB che si danno del licenziato a vicenza meriti un oscar!!!!

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