Kevin Love: Where 31+31 Happens

Pubblicato: novembre 22, 2010 da Marco Multari in NBA
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Quando Love prende posizione spalle a canestro, contrastarlo è un'operazione non facile...

Cosa potrà mai unire due cestisti che provengono da generazioni completamente opposte e da carriere che non hanno (ancora) nulla a che vedere l’una con l’altra?

Per capirlo bisogna andare indietro di 28 anni, all’11 Febbraio del 1982, anno di grazia per la nazionale italiana di calcio, ma anche per un certo Moses Malone, di cui avrete sicuramente sentito un gran parlare.

In quell’occasione, il quinto marcatore e il quinto rimbalzista della storia della lega, segnò una prestazione da 38 punti e 32 rimbalzi. Come lui c’erano stati solo Robert Parish e Kareem Abdul-Jabbar, e forse nessuno si aspettava che avremmo dovuto attendere cosi tanti anni perchè un ragazzo californiano del 1988, si iscrivesse al club dei “30+30”.

Ma soprattutto, alzi la mano chi avrebbe pensato che proprio Kevin Wesley Love potesse, al suo terzo anno fra i pro, arrivare cosi in alto.

Dopo 14 partite disputate può vantare una media di 17.6 punti ad allacciata di scarpe, conditi dalla bellezza di 13.8 rimbalzi: il 12 Novembre contro i New York Knicks è entrato a far parte della storia del gioco, raccogliendo ben 31 rimbalzi e segnando 31 punti (che secondo Love sono stati la parte difficile dell’impresa).

Naturalmente non siamo davanti ad una singola prestazione, pur cosi impressionante, perchè il lungo da Santa Monica ha avuto picchi di 22 (due volte), 23 (contro i Lakers) e 24 rimbalzi in una singola sera.

La statistica che riguarda la percentuale dei rimbalzi recuperati sul totale di quelli disponibili è ancora più sensazionale: il ventiduenne dei Minnesota Timberwolves ha preso finora il 24.4% delle carambole possibili, che rappresenta un altro record storico (ma che va preso con i guanti viste le poche partite disputate), superando addirittura i 23.4 % del grande Rodman: “Essere citato nella stessa frase con Dennis è un onore, lui è stato il migliore. Io devo ancora crescere tantissimo”.

Queste le parole che trasmettono umiltà di Kevin Love dopo la storica serata, che arriva dopo anni di sacrifici e di allenamenti duri, iniziati alla Lake Oswego High School, situata a centinaia di chilometri lontano da casa, in Oregon, dove è stato forgiato ed è migliorato a tal punto da guidare i suoi, chiamati “Lakers”, alla finale dello stato per ben due volte.

Dopo 2628 punti (record battuto dopo 50 anni) e 92 vittorie, era il momento di tornare a casa. Fu infatti reclutato dalla University of California Los Angeles, la mitica UCLA.

Lo staff tecnico dei Bruins era rimasto impressionato dal National High School Player del 2007, che aveva tutto per diventare uno dei migliori giocatori di un college, luogo delle gesta di gente come Kareem Abdul-Jabbar, Bill Walton e Reggie Miller.

Purtroppo per i tifosi Bruins, l’esperienza di Love dura soltanto un anno, comunque molto intenso e coronato dal raggiungimento delle Final Four, dove arrivò la sconfitta in semifinale ad opera dei Memphis Tigers di quell’ OJ Mayo con il quale Love venne scambiato subito dopo essere stato scelto alla numero cinque dai Memphis Grizzlies nel draft 2008. Il giocatore collegiale dell’anno era pronto per la NBA e per i Minnesota Timberwolves, dopo solo una stagione da 17.5 punti e 10.6 rimbalzi a partita conditi da 23 doppie-doppie in 39 partite.

Dalla maglia True Blue & Gold a quella biancoverde dei Wolves il passo è stato breve. Nelle prime due stagioni fra i pro Love si è affermato come un gran rimbalzista, fra i migliori in circolazione.

Nella stagione scorsa è stato il miglior rimbalzista della lega per 48 minuti (18.4 contro i 18.3 di Howard). Ma non possiamo dimenticare la straordinaria capacità di questo lungo nell’Outlet Pass, il passaggio di apertura dopo un rimbalzo, o addirittura direttamente dalla rimessa.

Uno dei fondamentali di cui Love rappresenta uno dei migliori interpreti nel trovare il compagno lanciato in avanti. La capacità di passare la palla, insieme al costante miglioramento sotto le plance e del tiro dalla media, gli è valsa la convocazione alla spedizione di Team USA ai mondiali di Turchia.

La conquista del titolo FIBA ha dato ancora più fiducia ad un ragazzo che è stato da sempre al centro dell’attenzione e l’improssiva popolarità arrivata in questo scorcio di regular season non lo scalfisce di un centimetro.

Come potrebbe essere altrimenti quando sei il figlio d’arte di Stan Love, ex cestista Hall of Famer per l’Università dell’Oregon, nipote di uno dei Beach Boys (non sto scherzando) e di una hall of famer del triathlon americano. Il buon sangue non mente e dopo il centro Al Jefferson è partito destinazione Utah, si sono liberati molti minuti nella rotazione di coach Kurt Rambis,  che sono stati finora sfruttati al meglio.

Gran passatore, buon tiratore e fantastico rimbalzista: sono gli ingredienti che fanno di Love uno dei più apprezzati pivot del gioco moderno. Unisce tutte le caratteristiche principali dell’all-around player e del giocatore che si troverebbe bene a qualsiasi livello (e lo ha dimostrato ai campionati del mondo).

Eppure molti sono rimasti sorpresi quando Kevin ci ha fatto tornare idealmente a 28 anni fa. Gli indizi erano tutti li: il forte senso della posizione e la capacità di capire dove andrà la palla gli hanno fatto fare il salto di qualità, nonostante non abbia il fisico e l’atletismo dei Dwight Howard o dei Tyson Chandler.

Lo dice lo stesso Love, che tiene anche un blog per GQ: “Ho studiato tutti i grandi, Bill Russell diceva che l’80% dei rimbalzi arrivano sotto il canestro e non essendo io il tipo di rimbalzista che salta e arriva a toccare la parte più alta del tabellone, uso il mio corpo per ottenere la migliore posizione possibile. Non c’è bisogno di essere il migliore atleta in circolazione per diventare il miglior rimbalzista”.

Immagino che se dovesse ancora migliorare sopratutto dal punto di vista difensivo contro avversari bravi in posizione di post basso e variare le sue soluzioni offensive, ne sentiremo parlare ancora per molto tempo. In fondo le candeline soffiate a settembre erano solo 22.

Che dite farebbero bene i Wolves a costruire il loro giovane roster attorno a questo centro bianco di 208 cm per 118 kg? La risposta dev’essere decisamente affermativa.

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commenti
  1. gallo=bird ha detto:

    altri tempi,altro ritmo,più possessi ecc.

    però per un certo chamberlain esisteva anche il 40+40,con un picco massimo di 78 punti e 43 rimbalzi contro i lakers.
    avrebbe potuto fare anche un 50+50,stranamente non l’ha mai fatto…

    comunque love sta facendo bene,ma deve ancora crescere,ad esempio odom nell’ultima partita l’ha letteralmente cancellato…

    • matteo wolvesfan ha detto:

      è vero cancellato, ma anche poco cercato con un milicic da 23e16 che ha preso il suo posto come protagonista di serata. considerando poi che la settimana prima con lo stesso Odom aveva fatto 24e23 tenderei a dire che è stato piu un caso piuttosto che una lezione di basket…cose da RS secondo me x entrambe le prestazioni…cmq deve sicuramente crescere anche perchè la sua gestione da parte di Rambs non è stata eccelsa.

  2. Stefano Buttera ha detto:

    A vederlo Love pare sgraziato e personalmente mi da l’idea di prendere rimbalzi così per caso, ma è proprio la sua forza, ha un senso della posizione innato che supplisce alla sua mancanza d’atletismo rispetto ad ali molto più forti fisicamente.

    PS detto che non è un caso che una prestazione simile si veda dopo 28 anni, e sottolineati tutti i meriti di Love, chi ha visto l partita potrà affermare che i Knicks ci hanno messo del loro su quei 31+31…

  3. Danilo from Fiumicino ha detto:

    in effetti la prestazione ( cmq clamorosa ) di Love potrebbe essere stata viziata dall’ allegra difesa Knicks….. in fondo lo stasso Griffin sembrava un letale mix di Barlkey- Karl Malone con una spruzzata di Kemp e qualche goccia di D.Wilkins contro NY…. Love è un ottimo giocatore con mentalità da lungo europeo… purtroppo paga a volte lo scarso atletismo ( e infatti non stoppa manco a pagarlo extra )…. ma proprio per questo la sua dedizione alla pulizia delle plance risulta ancor più encomiabile…..

  4. Hank Luisetti ha detto:

    Beh del gruppo del 30+30 (almeno) rientrano anche Swen Nater, Elvin Hayes (x2), Gus Johnson, Nate Thurmond (x4), Willis Reed, Jerry Lucas (x2), Walt Bellamy (x2), Elgin Baylor (x2), Bill Russell (x2), Walter Dukes, Bob Pettit, Maurice Strokes, B. Howell, George Mikan (x2) ed ovviamente Wilt Chamberlain (x 102)

    Ps: Parich, Jabbar e Malone (x2) già citati nell’articolo.

  5. ciccio ha detto:

    Nei Memphis Tigers c’era Derrick Rose, non OJ Mayo

    • Marco Multari ha detto:

      vero, i Tigers di Derrick Rose. Naturalmente ci si riferiva al torneo della PAC-10 in cui i Bruins sconfissero i Trojans di Mayo.! My Bad!

  6. gallo=bird ha detto:

    hank luisetti

    che vuoi che sia per chamberlain aver fatto solo per 102 volte in carriera un 30+30…

    impressionante,spesso si abusa di alcuni termini,però wilton norman chamberlain per i tempi era un vero e proprio scherzo della natura…

  7. superlacustre ha detto:

    ottimo giocatore love ma prendiamo queste prestazioni con le molle: contro l’allegra difesa knicks se adeguatamente cercato 30+30 può anche farlo tranquillamente howard.
    e poi fatemi capire, a minnie se la differenza non la fa beasley e un pò love chi deve farla???

  8. Luca10 ha detto:

    I diritti sul ragazzo ce li ho io eh, non facciamo scherzi. Troppo facile salire sul bandwagon ora. :D

    A parte gli scherzi, una precisazione: Love non è californiano, la famiglia abita in Oregon. Ecco perchè ha giocato a Lake Oswego, perchè era casa sua. Ed ecco perchè i tifosi dei Ducks l’hanno presa malissimo quando lui ha scelto UCLA invece di Oregon, tanto da insultarlo come un cane quando i Bruins andarono a giocare in casa dei Ducks (e poi Love dominò, of course :D). Poi certo, LA è la sua “home away from home” anche per via dello zio (uno dei Beach Boys), ma lui è dell’Oregon.

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