Week #9 in review: chi ferma i Ducks?

Pubblicato: novembre 3, 2010 da davelavarra in NCAA Football

LaMichael James è tra i candidati all'Heisman Trophy.

Tre settimane consecutive con la numero uno del ranking in caduta libera non si sarebbero potute reggere, serviva un segnale di continuità che potesse indicare una squadra in grado di mantenere quella vetta così scivolosa, e c’è chi non si è fatto sfuggire la ghiotta occasione. Stavolta, niente attesa spasmodica per sapere chi sarebbe stata la nuova regina del ranking, nessuna traccia di elenchi di nuove potenziali squadre da porre in vetta in base alle proprie diverse credenziali, questa settimana la sostanza è che Oregon risulta essere la nuova numero uno anche nel ranking BCS (lo era già per la Top 25 della Associated Press), ha confermato di essere tra le migliori università della nazione.

In attesa dello scontro verità con Usc in trasferta, i Ducks avevano dovuto fare i conti con la diffidenza dei media e degli analisti, che mai si sono fidati di loro cercando di pronosticarne la consistenza a lungo termine. S’era parlato a lungo del confronto tra la meravigliosa macchina da punti messa in moto da tempo da coach Chip Kelly contro la difesa della vecchia volpe Monte Kiffin; il reparto offensivo di Oregon è risultato oliato alla perfezione per tutto l’anno, nonostante l’assenza di impegni di livelli veramente alti, ed ha dimostrato la validità del sistema ottenendo ottime statistiche pur inserendo un nuovo ingranaggio nei meccanismi, quel Darron Thomas autore di 21 passaggi da touchdown e soli 6 intercetti che ha così degnamente sostituito Jeremiah Masoli, che assieme alle sue malefatte si era portato via parte delle speranze di riportare Oregon a battersi per il titolo nazionale.

Le armi in possesso dei Ducks sono state semplicemente troppe da digerire per la famiglia Kiffin. Monte aveva preparato una buona strategia difensiva, che non aveva del tutto tenuto conto della capacità pressoché istantanea di segnare punti a valanga da parte degli avversari, che con la sola presenza di LaMichael James nel backfield si può permettere un altissimo numero di varianti offensive che confondono le difese, proprio come dimostrato in questa importante sfida svoltasi in California. James ha colpito di persona, come oramai siamo abituati a vedergli fare in ogni santa partita che gioca, segnando una meta di 42 yards nel secondo quarto ed altre due verso la fine della gara, portando i suoi già stratosferici numeri a quota 1.210 yards e 14 mete stagionali. Le prestazioni stellari di James non hanno oscurato le 145 yards con 3 entrate in endzone racimolate da Jeff Maehl, terminale offensivo sul profondo che ha colpito ogni qualvolta ne abbia avuta occasione, e pure Lavasier Tuinei ci ha messo del suo, contribuendo alla distruzione dei Trojans con 78 yards in 7 ricezioni ed un touchdown.

Se d’attualità sono Oregon e James, che equivalgono ai candidati numero uno rispettivamente per giocarsi il Championship e per vincere l’Heisman Trophy, d’attualità rimane pur sempre Auburn, che segue i Ducks da vicino e siede alla posizione numero due del ranking BCS davanti a Tcu e Boise State, che hanno vinto ancora, ma si sono aggiudicate sfide decisamente di difficoltà inferiore rispetto ai Tigers, i quali hanno sconfitto di larga misura Mississipi dopo aver fatto fuori ben tre avversarie posizionate a ranking durante il loro cammino interno alla Sec. Cam Newton, eccolo l’antagonista di James per l’Heisman, ha corso e lanciato a piacimento pure stavolta, fornendo nel complesso del suo spettacolo una gradevole aggiunta, ricevendo lui stesso un TD pass nato da un trick play. Auburn ha corso sopra ai Rebels tramortendoli con 343 yards, 180 delle quali prodotte da Michael Dyer, che per l’occasione ha registrato il suo massimo in carriera segnando nel contempo una meta nel terzo quarto, in quello che era già in quel momento un massacro per via dei 51 punti messi a referto da Newton e soci alla fine della gara.

Frattanto, sta per arrivare il test verità per Texas Christian, che sta affilando le armi in vista della partita dell’anno, ovvero il confronto divisionale con Utah, che vedrà la numero 3 del ranking BCS combattere per la supremazia contro la numero 5. Il fatto che gli Utes si siano arrampicati così in alto nel ranking è senza dubbio un buon segnale per i Frogs di Andy Dalton, che ha condotto i texani ad una facile vittoria contro la derelitta Unlv, in quanto se TCU vuole offrire credenziali ancora maggiori per disputare la finalissima, ha una marcia in più rispetto a Boise State, che non può vantare un’avversaria così alta a ranking da battere nella rimanenza del suo calendario, fattore che per i computers inciderà moltissimo. I Frogs hanno concesso 16 punti nelle ultime 5 partite, tutte vinte con divari larghissimi, ma Utah sarà di ben altra pasta. Nonostante le sofferenze parzialmente patite contro Air Force, che sembrava archiviata nel terzo quarto per via del 28-10 di parziale ma che ha rimontato arrivando al 28-23 finale, gli Utes offrono un potenziale intrigante, composto dal tandem di running backs formato da Eddie Wide e Matt Asiata, e dalla convincente stagione del quarterback Jordan Wynn, che ha toppato una sola partita in tutto l’anno. L’occasione per ben figurare, per la granitica difesa di TCU, è molto ghiotta, ma sarà tutt’altro che facile portarla a casa.

Nella Big Ten emerge la clamorosa e notevole sconfitta di Michigan State contro Iowa, che si è scrollata di dosso la delusione per aver perso una grande opportunità per battere Wisconsin negli ultimi due minuti dello scontro diretto avvenuto due giornate fa, umiliando gli Spartans, ex sorpresa di questa stagione, per 38-6. Ricky Stanzi ha giocato un’altra partita di grande sostanza lanciando per 3 mete per la seconda occasione consecutiva, ma la giocata del giorno è stato senz’altro il ritorno di intercetto del momentaneo 17-0, che ha visto Tayler Sash passare il pallone al compagno Micah Hyde per un ritorno di 66 yards. Gli Hawkeyes rientrano di diritto nella corsa per la Big Ten, che vede quattro squadre ancora in grado di aggiudicarsi il titolo di conference e la partecipazione al prestigioso Rose Bowl, in attesa dello scontro definitivo contro Ohio State, vittoriosa contro Minnesota, che ci dirà di più su entrambe le università.

Se gli Spartans hanno perso la loro aura magica di squadra sorprendente, altrettanto non si può dire per Baylor, che continua a capeggiare la South Division della Big XII per merito della terza vittoria consecutiva, un’affermazione importante che ha visto i Bears porre termine ad una striscia di sconfitte consecutive contro Texas arrivata a quota 12, nello stesso giorno in cui il quarterback Robert Griffin III ha raggiunto quota 39 passaggi da touchdown in carriera, infrangendo un record d’ateneo. Baylor non vinceva in Texas addirittura dal 1991, ed ha inflitto ai Longhorns il oro terzo insuccesso stagionale, evento che non si verificava dal 1997. Per l’occasione, Texas ha ritirato la maglia di Colt McCoy, e qualcosa ci dice che gli ‘Horns avrebbero fatto qualsiasi cosa per fargli giocare almeno un tempo…

Nella divisione opposta, si nota la risalita immediata di Nebraska, che ha riaperto i giochi nella North sconfiggendo nientemeno che Missouri, sì, la stessa università che aveva tolto dal piedistallo Oklahoma. Taylor Martinez è uscito dal campo infortunato a gara in corso, evento che non ha precluso il funzionamento di un gioco di corse tra i più temibili della nazione, e che ha visto il backup Zac Lee accomodarsi in ufficio e guardare le mirabolanti prestazioni di Roy Helu Jr, ilquale ha riscritto un pò di storia sorpassando il record ogni epoca di università per yards corse in singola gara con 307, e siglato 3 dei 4 touchdowns con cui gli Huskers si sono aggiudicati questa sfida di capitale importanza per continuare a sperare di redimere la stagione attraverso la disputa della finale di conference. Il fatto di aver perduto proprio contro Texas, e considerate le notevoli difficoltà dei Longhorns, non depone certo a favore della squadra allenata da Bo Pelini.

La discesa di qualità di raggruppamenti come la Acc e la Big East è testimoniata dallo strano andamento delle squadre a loro appartenenti. Nella prima, Virginia Tech, dopo un inizio disastroso che l’aveva presa alla sprovvista contro James Madison, si ritrova ancora una volta a comandare la Coastal Division per via di un cammino sinora perfetto all’interno della conference, situazione del tutto vicina a quella di Pittsburgh, la quale ha già tre sconfitte nonostante le fanfare di inizio stagione, ma che comanda la Big East essendo una delle sole due appartenenti al raggruppamento a possedere un bilancio positivo. Il fatto che l’altra squadra sia Syracuse, il perenne fanalino di coda delle ultime stagioni, la dice veramente lunga, senza per questo mancare di rispetto ai miglioramenti ottenuti quest’anno dagli Orange.

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